L’affaire “Delbono-Cracchi” ha oramai piegato la città sotto il peso di una umiliazione che Bologna non merita di certo!
Non penso ancora agli eventuali risvolti giudiziari che potrebbero scaturire dall’inchiesta in corso.
Se e quando ci saranno, ognuno potrà formarsi la propria opinione in merito.
Causa di tanta umiliazione è, purtroppo, la spregiudicata disinvoltura che ha caratterizzato i comportamenti dell’ex Vice Presidente della Regione, oggi Sindaco di Bologna.
Sul piano dell’etica personale siamo di fronte a dati di fatto, non a presunzioni di reato o a semplici illazioni!
Un quadro piuttosto desolante, non c’è che dire!
E le sue dimissioni non basteranno a cancellare lo sconcerto che si è aperto con questa vicenda, non solo nella città.
Su quello che è successo in queste ore incombe però un’aggravante, tutta politica, che non può restare in sordina!
Dei comportamenti eccessivamente disinvolti di Delbono, a Bologna, si vociferava da tempo, da molti anni ed in contesti ben più allargati rispetto alle ristrette stanze dei bottoni!
Oggi, quasi tutti, si mostrano sorpresi per le leggerezze e anomalie comportamentali legate a questa vicenda.
E' solo colpevole ipocrisia!
I dirigenti politici che hanno avuto peso e ruolo nel proporre e sostenere la sua candidatura a sindaco non potevano non sapere e, conseguentemente, non essere coscienti dei rischi -anche solo di opportunità- connessi alla proposta che mettevano in campo.
Sostenere il contrario equivarrebbe ad ammettere che a Bologna il PD ed il centrosinistra rappresentano un elemento completamente avulso dal contesto sociale cittadino e dagli umori della sua pancia!
Oggi, a fronte del disastro determinatosi sul piano amministrativo, politico, di immagine e di credibilità, può esservi un solo imperativo per la dirigenza del PD: quello dell’onestà intellettuale, ammettendo l’errore e scusandosi con gli elettori e la città!
Assumendone la responsabilità sino in fondo e con tutte le conseguenze connesse!
lunedì 25 gennaio 2010
martedì 19 gennaio 2010
Inchiesta: uno sguardo…oltre la mera legittimità.
Quanto sta emergendo dall’inchiesta in corso a Bologna, che vede al centro il Sindaco e la sua ex fidanzata, pone alcuni elementi di riflessione molto delicati sull’etica e la cultura che caratterizzano gli stili di vita di questo nostro tempo.
Ciò che colpisce non sono le scarne e tutte da verificare indiscrezioni che trapelano dall’inchiesta, ma ciò che, proprio il Sindaco, scrive a sua discolpa.
Primo, da giorni va ripetendo con ossessiva insistenza di essere perfettamente in grado di dimostrare di non aver mai fatto uso, durante le missioni, di denaro pubblico per fini personali.
Il ché, però, non equivale al dire di aver coperto le spese private con soldi propri.
Infatti, sembra, pagavano gli sponsor!
Secondo, ieri ha messo per iscritto di avere avuto in uso il bancomat di un suo caro amico e di averlo poi dato alla sua (oggi non più) fidanzata.
La quale a sua volta dichiara di averlo utilizzato dal 2004 al 2008 spendendo tra i cinquecento ed i mille euro ogni mese.
Per oltre quattro anni!
Come è possibile classificare una tale ammissione?
Di certo il comunicato emesso dal Sindaco ieri sera certifica una disinvoltura -peraltro sussurrata da tempo a Bologna- che non si addice a chi è chiamato a ricoprire ruoli di rappresentanza politica e/o importanti incarichi istituzionali.
Disinvoltura, attenzione, non significa affatto illegalità!
L’accertamento di eventuali illeciti è il compito dei magistrati che stanno lavorando e, sino al termine dell’inchiesta, nessuno può permettersi di anticipare verdetti accusatori.
Questa è una garanzia costituzionale che dovremmo assicurare a tutti, sempre!
Ma il garantismo costituzionale non contempla l’ipocrisia.
Allora, fuori da ogni ipocrisia, mentre ci auguriamo che tutto venga chiarito nel migliore dei modi e senza conseguenze giudiziarie per alcuno, non possiamo non considerare che sotto il profilo etico certi disinvolti comportamenti non sono meno gravi di un’infrazione della legge.
E ancor di più se ciò riguarda un autorevole esponente istituzionale del PD, perché così si uccide, in milioni di persone, quella illusione di diversità morale che si è voluto mettere alla base delle ragioni fondanti del nuovo partito.
E per risarcire questa forma di “reato”, temo, non basterà più nemmeno la pur auspicabile conclusione positiva dell’inchiesta.
Ciò che colpisce non sono le scarne e tutte da verificare indiscrezioni che trapelano dall’inchiesta, ma ciò che, proprio il Sindaco, scrive a sua discolpa.
Primo, da giorni va ripetendo con ossessiva insistenza di essere perfettamente in grado di dimostrare di non aver mai fatto uso, durante le missioni, di denaro pubblico per fini personali.
Il ché, però, non equivale al dire di aver coperto le spese private con soldi propri.
Infatti, sembra, pagavano gli sponsor!
Secondo, ieri ha messo per iscritto di avere avuto in uso il bancomat di un suo caro amico e di averlo poi dato alla sua (oggi non più) fidanzata.
La quale a sua volta dichiara di averlo utilizzato dal 2004 al 2008 spendendo tra i cinquecento ed i mille euro ogni mese.
Per oltre quattro anni!
Come è possibile classificare una tale ammissione?
Di certo il comunicato emesso dal Sindaco ieri sera certifica una disinvoltura -peraltro sussurrata da tempo a Bologna- che non si addice a chi è chiamato a ricoprire ruoli di rappresentanza politica e/o importanti incarichi istituzionali.
Disinvoltura, attenzione, non significa affatto illegalità!
L’accertamento di eventuali illeciti è il compito dei magistrati che stanno lavorando e, sino al termine dell’inchiesta, nessuno può permettersi di anticipare verdetti accusatori.
Questa è una garanzia costituzionale che dovremmo assicurare a tutti, sempre!
Ma il garantismo costituzionale non contempla l’ipocrisia.
Allora, fuori da ogni ipocrisia, mentre ci auguriamo che tutto venga chiarito nel migliore dei modi e senza conseguenze giudiziarie per alcuno, non possiamo non considerare che sotto il profilo etico certi disinvolti comportamenti non sono meno gravi di un’infrazione della legge.
E ancor di più se ciò riguarda un autorevole esponente istituzionale del PD, perché così si uccide, in milioni di persone, quella illusione di diversità morale che si è voluto mettere alla base delle ragioni fondanti del nuovo partito.
E per risarcire questa forma di “reato”, temo, non basterà più nemmeno la pur auspicabile conclusione positiva dell’inchiesta.
sabato 16 gennaio 2010
PD e candidature: una brutta partenza!
Nel breve spazio temporale di un paio di anni il PD ha beneficiato di due straordinarie manifestazioni di fiducia da parte dei cittadini-elettori che guardano verso il centrosinistra.
Nell’ottobre 2007 con l’altissima partecipazione alle primarie per la “costituente” del nuovo Partito e nello stesso mese del 2009, di nuovo, con una elevatissima affluenza alle urne delle primarie per la scelta del nuovo leader.
Nel frattempo, però, vi erano stati due appuntamenti con l’elettorato italiano: le elezioni politiche del 2008, con la sconfitta del neonato PD (anche se in questo caso, pur non volendo nascondere gli errori di strategia e di comunicazione compiuti, quel risultato poteva essere considerato in qualche misura prevedibile) e con il risultato elettorale conseguito alle amministrative 2009, che ha visto il Partito subire una emorragia di circa tre milioni di elettori in Italia; un segnale gravissimo di mancanza di credibilità e di sfiducia che una parte della dirigenza -quella stessa che oggi governa il Partito- ha colpevolmente cercato di nascondere.
Gli stessi fenomeni hanno interessato, copiosamente, la regione Emilia Romagna e Bologna.
Nel primo biennio di vita del PD abbiamo dunque registrato due circostanze positive e due negative.
Le elezioni regionali del prossimo mese di marzo saranno un banco di prova decisivo e, se il Partito Democratico non dovesse ancora una volta risultare convincente presso gli elettori credo proprio che, con molto realismo, si dovrebbe prendere atto del fallimento del progetto politico nel quale in tanti avevamo creduto.
Attenzione però, i successi e/o gli insuccessi non sono determinati da fatalità, piuttosto dalle scelte che il gruppo dirigente sta già compiendo in queste settimane a tutti i livelli.
Le responsabilità, in un senso o nell’altro, devono quindi essere molto chiare a tutti già da oggi!
In tutta sincerità devo dire che l’impressione che si ricava dalle notizie che trapelano, sia in merito al puzzle delle alleanze nel quadro nazionale che alle manovre in corso localmente per la scelta dei candidati del PD, non lascia molto spazio all’ottimismo.
Con la doverosa premessa che il “cantiere “ è ancora aperto, appare però già abbastanza definito l’orientamento a muoversi verso alleanze da costruire in base a teoremi puramente aritmetici per formare, sulla carta, maggioranze di stampo numerico, o verso candidature, spesso, scelte per premiare un fedelissimo o compiacere qualche personalità di peso.
Per i programmi, cioè quelle cose concrete che “toccano” le persone in carne ed ossa e che dovrebbero costituire la funzione esclusiva degli esecutivi, si vedrà poi!
Naturalmente si tende a mascherare queste ben più che veniali mancanze di rispetto verso la comunità, con quotidiani esercizi di marketing politico sottolineando con spasmodica insistenza le varie positività (vere o presunte tali) prodotte durante le esperienze di governo in corso o in quelle passate.
Nulla di nuovo, tutte modalità di comunicazione politica già viste e agite nel tempo!
Solo che ora i cittadini, soprattutto quelli con orientamento politico progressista e scevro da vincoli ideologici, non si accontentano più né delle chiacchere, né di assistere a riti e commedie che sono solo fumo negli occhi.
Oggi le persone perbene che vivono del loro onesto lavoro pretendono -giustamente- dalla politica un cambio di passo forte, deciso.
Che vuol dire la capacità di scegliere candidati che posseggano doti di spiccata coerenza verso alcuni principi basilari che, invece, la politica italiana pare abbia disperso: correttezza e trasparenza nel rapporto con i cittadini, competenza, umiltà, senso della concretezza e grande rigore morale.
Il Partito Democratico, proprio perché ha illuso per due volte milioni di persone sul fatto che tutto ciò può essere possibile, non può permettersi di ignorare lo stato d’animo e la visione che gli elettori hanno della politica, oggi; deve sapere che in questa partita delle regionali si gioca tutto, che non avrà più un’altra prova di appello!
Nell’ottobre 2007 con l’altissima partecipazione alle primarie per la “costituente” del nuovo Partito e nello stesso mese del 2009, di nuovo, con una elevatissima affluenza alle urne delle primarie per la scelta del nuovo leader.
Nel frattempo, però, vi erano stati due appuntamenti con l’elettorato italiano: le elezioni politiche del 2008, con la sconfitta del neonato PD (anche se in questo caso, pur non volendo nascondere gli errori di strategia e di comunicazione compiuti, quel risultato poteva essere considerato in qualche misura prevedibile) e con il risultato elettorale conseguito alle amministrative 2009, che ha visto il Partito subire una emorragia di circa tre milioni di elettori in Italia; un segnale gravissimo di mancanza di credibilità e di sfiducia che una parte della dirigenza -quella stessa che oggi governa il Partito- ha colpevolmente cercato di nascondere.
Gli stessi fenomeni hanno interessato, copiosamente, la regione Emilia Romagna e Bologna.
Nel primo biennio di vita del PD abbiamo dunque registrato due circostanze positive e due negative.
Le elezioni regionali del prossimo mese di marzo saranno un banco di prova decisivo e, se il Partito Democratico non dovesse ancora una volta risultare convincente presso gli elettori credo proprio che, con molto realismo, si dovrebbe prendere atto del fallimento del progetto politico nel quale in tanti avevamo creduto.
Attenzione però, i successi e/o gli insuccessi non sono determinati da fatalità, piuttosto dalle scelte che il gruppo dirigente sta già compiendo in queste settimane a tutti i livelli.
Le responsabilità, in un senso o nell’altro, devono quindi essere molto chiare a tutti già da oggi!
In tutta sincerità devo dire che l’impressione che si ricava dalle notizie che trapelano, sia in merito al puzzle delle alleanze nel quadro nazionale che alle manovre in corso localmente per la scelta dei candidati del PD, non lascia molto spazio all’ottimismo.
Con la doverosa premessa che il “cantiere “ è ancora aperto, appare però già abbastanza definito l’orientamento a muoversi verso alleanze da costruire in base a teoremi puramente aritmetici per formare, sulla carta, maggioranze di stampo numerico, o verso candidature, spesso, scelte per premiare un fedelissimo o compiacere qualche personalità di peso.
Per i programmi, cioè quelle cose concrete che “toccano” le persone in carne ed ossa e che dovrebbero costituire la funzione esclusiva degli esecutivi, si vedrà poi!
Naturalmente si tende a mascherare queste ben più che veniali mancanze di rispetto verso la comunità, con quotidiani esercizi di marketing politico sottolineando con spasmodica insistenza le varie positività (vere o presunte tali) prodotte durante le esperienze di governo in corso o in quelle passate.
Nulla di nuovo, tutte modalità di comunicazione politica già viste e agite nel tempo!
Solo che ora i cittadini, soprattutto quelli con orientamento politico progressista e scevro da vincoli ideologici, non si accontentano più né delle chiacchere, né di assistere a riti e commedie che sono solo fumo negli occhi.
Oggi le persone perbene che vivono del loro onesto lavoro pretendono -giustamente- dalla politica un cambio di passo forte, deciso.
Che vuol dire la capacità di scegliere candidati che posseggano doti di spiccata coerenza verso alcuni principi basilari che, invece, la politica italiana pare abbia disperso: correttezza e trasparenza nel rapporto con i cittadini, competenza, umiltà, senso della concretezza e grande rigore morale.
Il Partito Democratico, proprio perché ha illuso per due volte milioni di persone sul fatto che tutto ciò può essere possibile, non può permettersi di ignorare lo stato d’animo e la visione che gli elettori hanno della politica, oggi; deve sapere che in questa partita delle regionali si gioca tutto, che non avrà più un’altra prova di appello!
mercoledì 13 gennaio 2010
Bologna, canali e dintorni
Da qualche giorno si sta tentando di concentrare l'attenzione dei bolognesi su una proposta lanciata dal sindaco Delbono durante un'intervista televisiva: quella di riportare a cielo aperto alcuni tratti dei canali che percorrono il sottosuolo nel centro storico di Bologna. Così -è stato detto- oltre a recuperare le proposte avanzate da comitati di cittadini negli anni scorsi, si potrà contribuire a rendere più bella e godibile la nostra città (e non sono mancati i paragoni con altre realtà europee, Bruges ad esempio!) ed a rilanciare il turismo. Subito apprezzamenti e consenso da parte di molte categorie interessate...perchè addette ai lavori e grande spazio, praticamente, da tutti gli organi di informazione locale. Qualcuno, pochi per la verità, ha sottolineato il carattere eccessivamente estemporaneo di una tale proposta! Ecco, io mi riconosco con quest'ultima categoria di pensiero. Più avanti ne spiegherò le ragioni. Intanto per chiarezza, anche se questo particolare non è così rilevante, non è chiaro da quali comitati di cittadini sia pervenuta una tale richiesta e quando. Certamente non negli ultimi cinque anni, ce ne saremmo accorti! Accantonato subito questo particolare, restano però alcuni aspetti che meriterebbero di essere sviscerati meglio prima di poter parlare di "proposta". Puntare sulla riapertura delle "vie d'acqua" cittadine, per rilanciare e rendere più piacevole ed attrattiva Bologna, significa prima di tutto presentarsi al Consiglio Comunale ed ai cittadini con una idea preliminare, organica ed esaustiva attraverso la quale indicare in modo inequivocabile, agli eletti e alla città, alcuni aspetti fondamentali.
Per esempio:
a. quanti e quali tratti dei canali si intenderebbe riportare a cielo aperto;
b. quali lavori di recupero e/o bonifica si renderebbero necessari e per quale durata temporale;
c. attraverso quali modalità l'amministrazione potrà assicurare una regimentazione dell'acqua, tale da essere considerata sufficiente per garantire la piena e costante scorrevolezza per 365 giorni l'anno;
d. a chi verrebbero affidati i compiti di gestione e di svolgere continuativamente la pulizia/manutenzione necessaria dopo la riapertura;
e. quante e quali risorse finanziarie dovrebbero essere stanziate, nel bilancio comunale o da altri enti, per la realizzazione di un tale intervento;
f. quale sarebbe la previsione dei costi annuali per il mantenimento in qualità/efficienza dei canali nel tempo;
g. quali cambiamenti andrebbero operati sul sistema del traffico cittadino;
h. quali caratteristiche andrebbero ad assumere le strade interessate, sia dal punto di vista sociale, commerciale e produttivo che da quello della mobilità.
Forse si potrebbe aggiungere altro, ma già con indicazioni concrete su questi elementi ciascuno di noi potrebbe farsi un'idea più precisa sul rapporto costi-benefici indotto da una tale proposta; diversamente i cittadini, come si dice a Bologna, dovrebbero solo.... fare a fidarsi! E pure il Consiglio Comunale! Io penso però che questa proposta sia resa concettualmente debole dal fatto che del contesto strutturale per il cui funzionamento -molti secoli fa- si decise di realizzare la rete dei canali cittadini, non v'è quasi più traccia! Mi spiego meglio. Città come Venezia, Amsterdam, Bruges e altre ancora, che hanno fatto della presenza delle vie d'acqua una loro peculiarità identitaria, si sono comportate diversamente nel tempo. Quelle amministrazioni i canali, non solo non li hanno mai tombati, li hanno tenuti vivi nel tempo, riqualificati e valorizzati di pari passo con le evoluzioni strutturali, economiche, tecnologiche, sociali e culturali delle rispettive città. Dal XII° secolo -periodo della loro nascita- i canali cittadini hanno rappresentato un motore importante per l'economia sociale di Bologna, poiché erano utilizzati per la produzione dell'energia necessaria per alimentare le svariate attività insediatesi lungo il corso dei medesimi e perchè costituivano una infrastruttura strategica per il trasporto delle merci. A differenza delle sopracitate realtà europee, però, Bologna nel XX° secolo decise di voltare completamente pagina, sia per le fonti di energia, sia per gli assetti produttivi, commerciali e trasportistici del proprio territorio. Si operò cioè un cambiamento deciso all'identità della struttura economica e sociale cittadina e, infatti, i canali vennero progressivamente tombati! Una prima domanda da porsi oggi, allora, è: quale valore aggiunto potrà mai portare la loro riapertura se, a parte i corsi d'acqua, non sarà più possibile ridare luce anche a traccie significative di quelle strutture che, all'epoca, caratterizzarono il legame tra l'economia, la vita sociale cittadina e la rete di canali che ora scorre sotto le nostre strade? Ammetto le mie difficoltà, ma sinceramente non riesco a darmi nessuna risposta convincente! Infine, un'ultima osservazione. Forse abbiamo troppo spesso l'inclinazione a voler dimostrare di possedere il pensiero lungo, a mettere in moto la fantasia per cercare qualche idea che gli altri non hanno ancora avuto, in modo da lasciare impresso il nostro marchio di fabbrica. Peccato che, concentrati in questo sforzo ci capiti poi di non vedere ciò che è, e da molto tempo, a portata di mano. Un centro storico medioevale bellissimo, un enorme patrimonio culturale e architettonico, tra i più grandi e meglio conservati nel mondo! Allora, chiedo, abbiamo forse bisogno di aprire qualche segmento di canale per rendere Bologna ancora più attrattiva ai turisti? Non sarebbe meglio indirizzare sforzi e nuove risorse alla cura, alla valorizzazione/ promozione di ciò che da secoli è già lì sotto i nostri occhi? Sia chiaro, cerco solo di fare un ragionamento logico, non voglio affatto disconoscere la valenza storica delle vie d'acqua! Sotto questo profilo rappresentano indubbiamente un patrimonio importante per la città. Non manterrebbero però una suggestione più forte con alcuni interventi migliorativi, finalizzati per esempio ad incrementarne la fruizione pubblica, nonché la conoscenza storica, attraverso i tour sotterranei che già vi si svolgono, anziché svelarle di nuovo, peraltro solamente per alcuni tratti limitati e già sapendo che, dal punto di vista della riscoperta di un patrimonio culturale, si tratterebbe (almeno questa è la mia opinione) di una operazione assolutamente monca per le ragioni che indicavo poc'anzi?
Per esempio:
a. quanti e quali tratti dei canali si intenderebbe riportare a cielo aperto;
b. quali lavori di recupero e/o bonifica si renderebbero necessari e per quale durata temporale;
c. attraverso quali modalità l'amministrazione potrà assicurare una regimentazione dell'acqua, tale da essere considerata sufficiente per garantire la piena e costante scorrevolezza per 365 giorni l'anno;
d. a chi verrebbero affidati i compiti di gestione e di svolgere continuativamente la pulizia/manutenzione necessaria dopo la riapertura;
e. quante e quali risorse finanziarie dovrebbero essere stanziate, nel bilancio comunale o da altri enti, per la realizzazione di un tale intervento;
f. quale sarebbe la previsione dei costi annuali per il mantenimento in qualità/efficienza dei canali nel tempo;
g. quali cambiamenti andrebbero operati sul sistema del traffico cittadino;
h. quali caratteristiche andrebbero ad assumere le strade interessate, sia dal punto di vista sociale, commerciale e produttivo che da quello della mobilità.
Forse si potrebbe aggiungere altro, ma già con indicazioni concrete su questi elementi ciascuno di noi potrebbe farsi un'idea più precisa sul rapporto costi-benefici indotto da una tale proposta; diversamente i cittadini, come si dice a Bologna, dovrebbero solo.... fare a fidarsi! E pure il Consiglio Comunale! Io penso però che questa proposta sia resa concettualmente debole dal fatto che del contesto strutturale per il cui funzionamento -molti secoli fa- si decise di realizzare la rete dei canali cittadini, non v'è quasi più traccia! Mi spiego meglio. Città come Venezia, Amsterdam, Bruges e altre ancora, che hanno fatto della presenza delle vie d'acqua una loro peculiarità identitaria, si sono comportate diversamente nel tempo. Quelle amministrazioni i canali, non solo non li hanno mai tombati, li hanno tenuti vivi nel tempo, riqualificati e valorizzati di pari passo con le evoluzioni strutturali, economiche, tecnologiche, sociali e culturali delle rispettive città. Dal XII° secolo -periodo della loro nascita- i canali cittadini hanno rappresentato un motore importante per l'economia sociale di Bologna, poiché erano utilizzati per la produzione dell'energia necessaria per alimentare le svariate attività insediatesi lungo il corso dei medesimi e perchè costituivano una infrastruttura strategica per il trasporto delle merci. A differenza delle sopracitate realtà europee, però, Bologna nel XX° secolo decise di voltare completamente pagina, sia per le fonti di energia, sia per gli assetti produttivi, commerciali e trasportistici del proprio territorio. Si operò cioè un cambiamento deciso all'identità della struttura economica e sociale cittadina e, infatti, i canali vennero progressivamente tombati! Una prima domanda da porsi oggi, allora, è: quale valore aggiunto potrà mai portare la loro riapertura se, a parte i corsi d'acqua, non sarà più possibile ridare luce anche a traccie significative di quelle strutture che, all'epoca, caratterizzarono il legame tra l'economia, la vita sociale cittadina e la rete di canali che ora scorre sotto le nostre strade? Ammetto le mie difficoltà, ma sinceramente non riesco a darmi nessuna risposta convincente! Infine, un'ultima osservazione. Forse abbiamo troppo spesso l'inclinazione a voler dimostrare di possedere il pensiero lungo, a mettere in moto la fantasia per cercare qualche idea che gli altri non hanno ancora avuto, in modo da lasciare impresso il nostro marchio di fabbrica. Peccato che, concentrati in questo sforzo ci capiti poi di non vedere ciò che è, e da molto tempo, a portata di mano. Un centro storico medioevale bellissimo, un enorme patrimonio culturale e architettonico, tra i più grandi e meglio conservati nel mondo! Allora, chiedo, abbiamo forse bisogno di aprire qualche segmento di canale per rendere Bologna ancora più attrattiva ai turisti? Non sarebbe meglio indirizzare sforzi e nuove risorse alla cura, alla valorizzazione/ promozione di ciò che da secoli è già lì sotto i nostri occhi? Sia chiaro, cerco solo di fare un ragionamento logico, non voglio affatto disconoscere la valenza storica delle vie d'acqua! Sotto questo profilo rappresentano indubbiamente un patrimonio importante per la città. Non manterrebbero però una suggestione più forte con alcuni interventi migliorativi, finalizzati per esempio ad incrementarne la fruizione pubblica, nonché la conoscenza storica, attraverso i tour sotterranei che già vi si svolgono, anziché svelarle di nuovo, peraltro solamente per alcuni tratti limitati e già sapendo che, dal punto di vista della riscoperta di un patrimonio culturale, si tratterebbe (almeno questa è la mia opinione) di una operazione assolutamente monca per le ragioni che indicavo poc'anzi?
sabato 9 gennaio 2010
Vita in Bologna
Perchè un blog con questo titolo, "Vita in Bologna", se poi in realtà verranno trattati quasi esclusivamente temi ed argomenti di natura politica e sociale?
Perchè le nostre città -e quindi anche Bologna- hanno un bisogno vitale di ritrovare nella politica quei valori, quei principi etici, quella attenzione alle persone e quelle sensibilità sociali che oggi vediamo richiamati, spesso con ridondanza, nelle enunciazioni e nei proclami della stragrande maggioranza dei nostri politici, ma di cui non troviamo praticamente traccia nelle strategie e nelle azioni che la politica mette concretamente in campo.
Da qui quella voglia diffusa di ripulsa verso tutto ciò che è assimilabile alla politica e quel senso di abbandono, di solitudine e "paura" anche, che moltissimi cittadini si trovano a vivere quotidianamente; perchè la politica incide, eccome, nella vita delle persone e la cattiva politica è vissuta come un tradimento!
Il tempo che viviamo ci sta mostrando come chi possiede mezzi e/o condizione sociale per farlo si chiude nell'individualismo distaccato ed un po' egoista di chi, in fondo, può cavarsela anche da solo.
Chi, invece, non ha o non ha più questo vantaggio, deve fare quotidianamente i conti con quella solitudine che impedisce di vedere con chiarezza il futuro e, dunque, getta nello sconforto e rende prigionieri delle paure più disparate verso tutto ciò che può accadere negli attimi, nei giorni, nei mesi che verranno.
"Fare" politica con serietà e limpido disinteresse significa, oggi, analizzare a fondo e con umiltà le ragioni che hanno spinto tantissime persone verso questa condizione che sta connotando in modo sempre più marcato la nostra società.
Ma ciò non viene fatto, quasi mai!
Continuiamo al contrario ad assistere, da parte della politica, ad una teatralità ipocrita e gravemente offensiva verso le persone in difficoltà, che alimenta anche quel progressivo decadimento morale che sta caratterizzando i modelli culturali ed i nostri stili di vita e che ahinoi, a proposito di ipocrisia, ci vengono spesso presentati come la nuova frontiera di libertà proprie delle società "evolute", come quella europea.
Un blog rappresenta uno spazio di libertà dove esprimere e raccogliere pensieri...opinioni!
Sono convinto che a Bologna tantissime persone vorrebbero poter vedere davvero un cambiamento nel ruolo della politica, per dare finalmente dignità ai cittadini, al bene ed alla vita quotidiana e futura della nostra città.
Penso che ogni persona (come ogni comunità) abbia il diritto di essere considerata sempre al centro dell'agire politico ed istituzionale; non solamente come elemento di un bacino da conquistare e sul quale costruire ciclicamente consensi elettorali, alla prova dei fatti, sempre più sterili!
La denominazione Vita in Bologna dunque, per significare che non vogliamo rinunciare alla voglia di stare e vivere assieme riscoprendo , se necessario fuori dagli schemi della politica tradizionale che oggi ci domina con i suoi meccanismi perversi, la coerenza verso quei valori di convivenza e di collaborazione sociale senza i quali la vita "insieme" perde ogni significato di senso, lasciando ciascuno di noi in quella solitudine che può alimentare solo gli egoismi e la disperazione.
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