“Un partito che sbaglia uomo salta un giro…”.
Questa affermazione contenuta nell’ormai nota intervista del Magnifico Rettore dell’Ateneo bolognese ha immediatamente catturato consensi importanti tra personalità significative dei due principali schieramenti politici locali.
Di quel partito sono un iscritto, un fondatore e, in ultimo, anche uno che ha sempre cercato di mantenere vivo e libero tutto lo spirito critico verso le scelte che il Pd ha effettuato a Bologna dalla sua nascita ad oggi.
Ho tenuto un profilo tutt’altro che silente e acritico in merito alle scelte amministrative della giunta Cofferati e non ho voluto impegnare un solo minuto del mio tempo per fare la campagna elettorale a sostegno di Delbono.
La combinazione di questi atteggiamenti ha avuto un effetto inevitabile -sostenuto però da una ferma e coerente consapevolezza-, quello di scendere dal carro della politica un minuto prima delle elezioni amministrative dello scorso anno!
Questa premessa per dire che, avendo già saltato un giro (al momento giusto, credo) oggi, in stato di pace con la mia coscienza, posso prendermi la libertà di esercitare il mio diritto di critica….verso l’analisi dotta del Rettore e, anche, verso gli estimatori delle sue esortazioni.
I punti di disaccordo con l’ormai nota intervista, fondamentalmente, sono tre:
1) quella di Cevenini non è una candidatura concepita dal partito;
2) quella del Rettore è una posizione che si inquadra nell’ormai affollato filone dell’antipolitica, perchè manca della necessaria dose di costrutto;
3) la seconda parte dell’intervista indebolisce ogni ipotesi di concreto fondamento a supporto della prima parte.
Vediamo, in ordine, i perché di tali mie convinzioni.
Primo. Cevenini è stato “investito” non dagli apparati, ma dalla convinzione diffusa -direi popolare- che egli racchiuda in sè le caratteristiche ideali per essere il sindaco ideale per la Bologna di questo momento.
Oggi, un candidato sindaco cui la gente assegna il compito principale di riconciliare i cittadini con l’istituzione comunale, di ricostruire quel senso di comunità perduto del quale Bologna ha forte nostalgia.
Il partito sta prendendo atto di tutto ciò, ma non ne è il promotore!
Secondo. Quella del Rettore è una posizione carente della necessaria componente di costrutto, perché il massimo esponente di una Istituzione prestigiosa come l’Università non può limitarsi a evocare Platone per concludere semplicemente, rivolto al Pd,..”saltate un giro, cercate fuori…”.
Dal Rettore Magnifico ci si dovrebbero aspettare richieste e proposte precise per lo sviluppo di sinergie e di strategie di collaborazione tra Ateneo e città.
E su questo sì, esprimere le sue valutazioni sulla idoneità o meno di un candidato.
Terzo. La seconda parte della sua intervista inizia col riconoscere che “oggi siamo al livello più basso della credibilità dell’istituzione universitaria (anche se rivendica all’Università di essere uno dei corpi più sani del Paese) e che il nepotismo è un cancro che umilia l’insegnamento e taglia le gambe ai giovani…”.
Afferma poi, e di questo gli va dato merito, di essere impegnato a lavorare per la parte migliore.
Se così è, però, il Rettore conferma comunque che il declino non costituisce più soltanto una malattia della politica, ma annida i suoi effetti anche in altri importanti comparti della società civile, compresa l’istituzione da lui presieduta.
Questo suo onesto riconoscimento, dunque, indebolisce di molto anche l’esortazione a cercare i migliori fuori dai partiti, perché neppure lì ci possono essere garanzie assolute!
D’altra parte l’ultimo sindaco di Bologna aveva provenienza dal mondo universitario; abbiamo visto com’è finita!
martedì 14 settembre 2010
lunedì 6 settembre 2010
SOS Servizi Sociali: la città si preoccupi!
E’ bene che l'opinione pubblica inizi a preoccuparsi, e non poco, di quanto sta succedendo nei Servizi Sociali del Comune!
In particolare su quelli cosiddetti a bassa soglia di accesso.
Cioè rivolti ai tossicodipendenti e altri soggetti fortemente disagiati; in una parola i casi più gravi, quelli immediatamente assoggettabili da parte dell’opinione pubblica al termine “degrado”!
Chiude il Servizio Drop In di Via Paolo Fabbri; chiudono i laboratori informatici del Centro Diurno di Via Del Porto; si riduce la presenza dell'Unità Mobile del Comune (anche su pressione di cittadini residenti) nelle zone più "calde" per spaccio e consumo di sostanze.
Quale la causa? La mancanza di risorse!
E, a questo proposito, è utile richiamare alla memoria di tutti quanto avvenne solo tre anni fa; eravamo negli anni di Cofferati.
Ricordo perfettamente che quando iniziammo a valutare il progetto di riorganizzazione dei Servizi Sociali, oltre a puntare sul decentramento e la territorializzazione di detti Sevizi, ci venne detto che la creazione delle ASP -dalla trasformazione e accorpamento delle Ipab- avrebbe determinato: a) una condizione favorevole dal punto di vista economico-finanziario (viste, anche, le disponibilità patrimoniali delle Ipab medesime!); b) uno sviluppo e la crescita dei Servizi alla Persona; c) un risparmio per le casse comunali conseguente al passaggio di parte del personale alle ASP, che diventavano le aziende per la gestione dei Servizi Sociali pubblici.
I successivi contratti di servizio sottoscritti con le ASP cittadine, invece, non solo non hanno fatto risparmiare nulla al Comune di Bologna, ma hanno fatto lievitare i costi di oltre 1 milione di euro all'anno!
Questo perché il personale comunale è rimasto al Comune e le nuove Aziende hanno preteso che i costi per l’assunzione del personale nuovo, necessario alle ASP per poter prendere in carico la gestione dei servizi, venissero coperti dal bilancio comunale.
Morale: con questi maggiori costi e i chiari di luna odierni per la finanza locale, bisogna operare dei tagli!
Dove?
Nei servizi di bassa soglia: quelli rivolti ad una utenza fatta di soggetti che gran parte della opinione pubblica di oggi considera semplicemente…”feccia” da rimuovere dalla vista!
Con cifre molto inferiori a quelle che il Comune sta inspiegabilmente pagando alle ASP per le nuove assunzioni, i servizi che oggi chiudono avrebbero addirittura potuto essere qualificati e maggiormente orientati al recupero ed alla "promozione" della persona!
Di questo passo, invece, tra poco il “degrado” per le strade e i parchi della città aumenterà a vista d’occhio e, Dio non voglia, ricominceremo anche a raccogliere qualche povero disgraziato morto per strada!
Si da il caso, infatti, che le persone si spostano, ma non scompaiono!
E, per quanto lontane dal mio, dal nostro, stile di vita, gli utenti dei servizi di cui stiamo parlando, sono persone!
Se attraverso tali servizi una di loro viene avviata su percorsi di cura e/o recupero, se gli viene consegnata una siringa nuova in cambio di quella usata, si avrà il risultato di una persona e di una siringa in meno sulla strada.
Se invece si continuano a tagliare i servizi di contatto/cura come il Drop In, quelli di autopromozione come i Laboratori, quelli di scambio delle siringhe come l’Unità Mobile, ecc…, i bolognesi ne vedranno molto presto gli effetti.
E non saranno né positivi né edificanti.
E neppure socialmente e umanamente accettabili!
Quel giorno, allora, evitiamo almeno di chiederci il perché.
Quanto sta avvenendo oggi su questa utenza così disgraziata, in una società civile, si chiama “omissione di soccorso”.
Ciò rende evidentemente inutile ogni domanda successiva!
In particolare su quelli cosiddetti a bassa soglia di accesso.
Cioè rivolti ai tossicodipendenti e altri soggetti fortemente disagiati; in una parola i casi più gravi, quelli immediatamente assoggettabili da parte dell’opinione pubblica al termine “degrado”!
Chiude il Servizio Drop In di Via Paolo Fabbri; chiudono i laboratori informatici del Centro Diurno di Via Del Porto; si riduce la presenza dell'Unità Mobile del Comune (anche su pressione di cittadini residenti) nelle zone più "calde" per spaccio e consumo di sostanze.
Quale la causa? La mancanza di risorse!
E, a questo proposito, è utile richiamare alla memoria di tutti quanto avvenne solo tre anni fa; eravamo negli anni di Cofferati.
Ricordo perfettamente che quando iniziammo a valutare il progetto di riorganizzazione dei Servizi Sociali, oltre a puntare sul decentramento e la territorializzazione di detti Sevizi, ci venne detto che la creazione delle ASP -dalla trasformazione e accorpamento delle Ipab- avrebbe determinato: a) una condizione favorevole dal punto di vista economico-finanziario (viste, anche, le disponibilità patrimoniali delle Ipab medesime!); b) uno sviluppo e la crescita dei Servizi alla Persona; c) un risparmio per le casse comunali conseguente al passaggio di parte del personale alle ASP, che diventavano le aziende per la gestione dei Servizi Sociali pubblici.
I successivi contratti di servizio sottoscritti con le ASP cittadine, invece, non solo non hanno fatto risparmiare nulla al Comune di Bologna, ma hanno fatto lievitare i costi di oltre 1 milione di euro all'anno!
Questo perché il personale comunale è rimasto al Comune e le nuove Aziende hanno preteso che i costi per l’assunzione del personale nuovo, necessario alle ASP per poter prendere in carico la gestione dei servizi, venissero coperti dal bilancio comunale.
Morale: con questi maggiori costi e i chiari di luna odierni per la finanza locale, bisogna operare dei tagli!
Dove?
Nei servizi di bassa soglia: quelli rivolti ad una utenza fatta di soggetti che gran parte della opinione pubblica di oggi considera semplicemente…”feccia” da rimuovere dalla vista!
Con cifre molto inferiori a quelle che il Comune sta inspiegabilmente pagando alle ASP per le nuove assunzioni, i servizi che oggi chiudono avrebbero addirittura potuto essere qualificati e maggiormente orientati al recupero ed alla "promozione" della persona!
Di questo passo, invece, tra poco il “degrado” per le strade e i parchi della città aumenterà a vista d’occhio e, Dio non voglia, ricominceremo anche a raccogliere qualche povero disgraziato morto per strada!
Si da il caso, infatti, che le persone si spostano, ma non scompaiono!
E, per quanto lontane dal mio, dal nostro, stile di vita, gli utenti dei servizi di cui stiamo parlando, sono persone!
Se attraverso tali servizi una di loro viene avviata su percorsi di cura e/o recupero, se gli viene consegnata una siringa nuova in cambio di quella usata, si avrà il risultato di una persona e di una siringa in meno sulla strada.
Se invece si continuano a tagliare i servizi di contatto/cura come il Drop In, quelli di autopromozione come i Laboratori, quelli di scambio delle siringhe come l’Unità Mobile, ecc…, i bolognesi ne vedranno molto presto gli effetti.
E non saranno né positivi né edificanti.
E neppure socialmente e umanamente accettabili!
Quel giorno, allora, evitiamo almeno di chiederci il perché.
Quanto sta avvenendo oggi su questa utenza così disgraziata, in una società civile, si chiama “omissione di soccorso”.
Ciò rende evidentemente inutile ogni domanda successiva!
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