martedì 14 settembre 2010

Il Magnifico Rettore su Bologna e la politica. Spiace, ma non è convincente!

“Un partito che sbaglia uomo salta un giro…”.

Questa affermazione contenuta nell’ormai nota intervista del Magnifico Rettore dell’Ateneo bolognese ha immediatamente catturato consensi importanti tra personalità significative dei due principali schieramenti politici locali.
Di quel partito sono un iscritto, un fondatore e, in ultimo, anche uno che ha sempre cercato di mantenere vivo e libero tutto lo spirito critico verso le scelte che il Pd ha effettuato a Bologna dalla sua nascita ad oggi.
Ho tenuto un profilo tutt’altro che silente e acritico in merito alle scelte amministrative della giunta Cofferati e non ho voluto impegnare un solo minuto del mio tempo per fare la campagna elettorale a sostegno di Delbono.
La combinazione di questi atteggiamenti ha avuto un effetto inevitabile -sostenuto però da una ferma e coerente consapevolezza-, quello di scendere dal carro della politica un minuto prima delle elezioni amministrative dello scorso anno!
Questa premessa per dire che, avendo già saltato un giro (al momento giusto, credo) oggi, in stato di pace con la mia coscienza, posso prendermi la libertà di esercitare il mio diritto di critica….verso l’analisi dotta del Rettore e, anche, verso gli estimatori delle sue esortazioni.

I punti di disaccordo con l’ormai nota intervista, fondamentalmente, sono tre:

1) quella di Cevenini non è una candidatura concepita dal partito;

2) quella del Rettore è una posizione che si inquadra nell’ormai affollato filone dell’antipolitica, perchè manca della necessaria dose di costrutto;

3) la seconda parte dell’intervista indebolisce ogni ipotesi di concreto fondamento a supporto della prima parte.

Vediamo, in ordine, i perché di tali mie convinzioni.

Primo. Cevenini è stato “investito” non dagli apparati, ma dalla convinzione diffusa -direi popolare- che egli racchiuda in sè le caratteristiche ideali per essere il sindaco ideale per la Bologna di questo momento.
Oggi, un candidato sindaco cui la gente assegna il compito principale di riconciliare i cittadini con l’istituzione comunale, di ricostruire quel senso di comunità perduto del quale Bologna ha forte nostalgia.
Il partito sta prendendo atto di tutto ciò, ma non ne è il promotore!

Secondo. Quella del Rettore è una posizione carente della necessaria componente di costrutto, perché il massimo esponente di una Istituzione prestigiosa come l’Università non può limitarsi a evocare Platone per concludere semplicemente, rivolto al Pd,..”saltate un giro, cercate fuori…”.
Dal Rettore Magnifico ci si dovrebbero aspettare richieste e proposte precise per lo sviluppo di sinergie e di strategie di collaborazione tra Ateneo e città.
E su questo sì, esprimere le sue valutazioni sulla idoneità o meno di un candidato.

Terzo. La seconda parte della sua intervista inizia col riconoscere che “oggi siamo al livello più basso della credibilità dell’istituzione universitaria (anche se rivendica all’Università di essere uno dei corpi più sani del Paese) e che il nepotismo è un cancro che umilia l’insegnamento e taglia le gambe ai giovani…”.
Afferma poi, e di questo gli va dato merito, di essere impegnato a lavorare per la parte migliore.
Se così è, però, il Rettore conferma comunque che il declino non costituisce più soltanto una malattia della politica, ma annida i suoi effetti anche in altri importanti comparti della società civile, compresa l’istituzione da lui presieduta.
Questo suo onesto riconoscimento, dunque, indebolisce di molto anche l’esortazione a cercare i migliori fuori dai partiti, perché neppure lì ci possono essere garanzie assolute!
D’altra parte l’ultimo sindaco di Bologna aveva provenienza dal mondo universitario; abbiamo visto com’è finita!

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