Più passa il tempo più la cronaca politico-giudiziaria cittadina pone un interrogativo al quale, prima o poi, le forze politiche dovranno dare una risposta.
L’interrogativo al quale ci troviamo a dover rispondere è molto semplice, quasi banale: Bologna è ancora diversa dal resto dell’Italia?
A giudicare dall’uso dei dossier anonimi e dalle inchieste giudiziarie che ne conseguono con relativa metodica e puntuale fuoriuscita di “indiscrezioni”, si direbbe proprio di no!
Però una differenza rispetto alle inchieste che riguardano ad esempio il nostro premier, per la verità, ci sarebbe.
Qui non si attacca la Procura ma, almeno in apparenza, vi si collabora.
Ma questo atteggiamento, peraltro dovuto, non può costituire l’unica differenza della sinistra rispetto alla linea di condotta nazionale del Pdl e dei suoi alleati.
Perché nella malaugurata ipotesi di qualche rilevanza penale (lo abbiamo già visto con Delbono) questo atteggiamento della sinistra, più…“politically correct”, ha il solo scopo di mantenere formalmente distinte le responsabilità individuali da quelle di ordine politico; anche se poi l’effetto sui cittadini, in realtà, è molto diverso da quello auto-assolutorio dei partiti.
È diverso perché al cittadino onesto ogni giorno è richiesta l’assunzione di molte responsabilità, anche dalla stessa politica: le tasse da pagare, il bilancio familiare, i figli da crescere e da educare, il lavoro che manca, la propria attività da tenere in piedi e, spesso di questi tempi, da ridimensionare o chiudere, etc.
Ecco, questi cittadini, vorrebbero una politica più attenta alla concretezza dei loro problemi, ma anche meno ipocrita di fronte ai propri errori ed alle conseguenti responsabilità che in proposito dovrebbe assumersi.
Proprio come tocca fare a loro, ogni giorno.
E qui, dobbiamo dirlo, a Bologna la sinistra ha difettato.
Particolarmente nell’ultimo anno, ma anche nei dieci e più anni precedenti.
Oggi, sotto l’insidia di “corvi” che rispondono quasi certamente ad una precisa regia e che diffondono dossier ad orologeria, sta rinnovando lo stesso errore, anzi, ne sta commettendo uno ancora più grave.
Quello di non interrogarsi a fondo e senza reticenze sul perché a Bologna stia succedendo tutto ciò, sul perché sia crollata quella capacità di coesione, etica oltre che politica -rappresentata in passato proprio dalla sinistra-, che agiva da antidoto verso ogni forma di inquinamento e/o avvelenamento della politica.
Non ci si interroga, credo, perchè se lo si facesse seriamente emergerebbe con chiarezza quel male oscuro che in tutti questi anni, anche qui, ha contaminato proprio la politica ma che la politica non vuol vedere.
È il male oscuro che si forma -inizialmente in modo impercettibile- con il consolidamento di forme di “consuetudine decisionale” tra politica ed economia, ad esempio, che nel tempo e nella stabilità delle maggioranze subiscono una mutazione: passano cioè da decisioni assunte con lo spirito di corrispondere all’obiettivo del bene comune a scelte, invece, funzionali all’autotutela dei reciproci interessi; cioè di stampo consociativo! Una delle poche giuste intuizioni che Sergio Cofferati aveva percepito sin dall’inizio del suo mandato; devo ammetterlo con sincero spirito autocritico!
Se al consociativismo si aggiungono situazioni di immoralità politica -come quelle che Bologna si è trovata a dover subire- gli argini della coesione e del collante etico saltano e quindi, in mancanza di alternative politiche credibili, si spalancano le praterie sulle quali corvi e dossier si alimentano delle delusioni, dei malumori e delle diffidenze dei cittadini verso la politica.
Penso che proprio da qui nasca quella voglia di “civismo” che da tempo sta albergando tra i cittadini Bolognesi; fenomeno che, peraltro, l’esito delle primarie del centrosinistra non ha affatto fermato.
Se i partiti, in questo caso tutti, volessero sul serio avviare un rinnovamento vero, epocale circa il ruolo della politica, dovrebbero semplicemente evitare di chiudersi occhi e orecchie e non solo accettare la sfida del civismo in questa fase, ma favorirne un modello di altissimo profilo, con reale capacità di autonomia, di indipendenza da partiti e gruppi di interesse e, conseguentemente, con la capacità di pensare e progettare sulla lunga prospettiva nell’esclusivo interesse della città.
Sarebbe in questo caso un civismo rigeneratore per Bologna, per il suo futuro e per le stesse forze politiche che, in tal caso, sarebbero chiamate a svolgere un ruolo diverso nel governo della città, ma non per questo meno importante e comunque tutt’altro che marginale.
Un ruolo di ricostruzione della loro funzione di cerniera positiva nel rapporto tra Politica e cittadini-elettori.
Attraverso il messaggio di umiltà connaturato nell’atto di rinuncia dal voler continuare ad occupare per forza la prima fila, dal rimettersi in discussione per rinnovarsi e per ricostituire una nuova dimensione etica della politica nella quale la gente perbene possa tornare a specchiarsi.
E a fidarsi!
Sarebbe un gesto di grande intelligenza e responsabilità che farebbe riguadagnare alla politica credibilità, rappresentatività e autorevolezza; l’unico antidoto davvero efficace per disinnescare il partito occulto dei veleni. Così i corvi smetterebbero finalmente di volare sulla nostra bellissima città.

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