Non c’è nulla da fare, se Cancellieri si candida il panorama politico di Bologna cambierà radicalmente.
Sarà il comportamento degli elettori a farlo mutare.
Dunque s’imporrebbero riflessioni un poco più accorte di quelle che si leggono, da parte dei nostri politici.
Cancellieri dispone di una lunghissima e qualificata esperienza di alto funzionario dello Stato che, qualunque decisione andrà ad assumere, non la porterà mai a diventare espressione di una sola parte politica.
Nel suo modus operandi intendo dire.
Cancellieri non è affatto la “Madonna di S. Luca”, come invece il coordinatore regionale del Pdl ama scioccamente ripetere.
Però è persona che ha saputo proporsi col giusto atteggiamento ad una città stressata dalla lunga concatenazione di errori compiuti dal centrosinistra -particolarmente negli ultimi tre lustri- oltre che “sfregiata” dolorosamente dall’onta della fine traumatica dell’ultima amministrazione.
Se lo abbia fatto anche con il fine di acquisire un consenso da utilizzare eventualmente oggi, non possiamo saperlo, sta di fatto che i bolognesi hanno apprezzato.
Lo affermo dal punto di vista di persona che non si è mai unita al coro degli entusiasti per le sue scelte da Commissario e che, anzi, ha avuto modo di esprimere critiche forti per esempio, su certe decisioni che hanno riguardato il welfare, con la chiusura di alcuni servizi a bassa soglia di accesso.
Ma se non vogliamo essere ciechi e sordi dobbiamo riconoscere che, in generale, l’opinione pubblica pensa molto bene di lei.
E questo è un elemento che potrebbe riportare alle urne moltissime persone che da tempo avevano rinunciato a svolgere la loro funzione di elettori attivi.
Quindi non capisco l’improvvisa levata di scudi dal Pd, da sinistra in generale e neppure da Guazzaloca, contro l’eventualità di una candidatura della Cancellieri!
In fin dei conti dopo questi lunghi anni di “sonno” e di insuccessi amministrativi ci si dovrebbe aspettare, anzi, si dovrebbe auspicare una scossa sul piano politico-amministrativo della città.
Scossa che non è arrivata prima sia per debolezza di chi ha governato che per incapacità di chi è stato all’opposizione.
Avevamo avuto un’occasione, una speranza, agli albori della scorsa estate: la possibilità di una candidatura civica di Lorenzo Sassoli de Bianchi, che però è finita come sappiamo.
Subito passata per le armi dalla parte politica che più di altri avrebbe dovuto favorire quella soluzione, il Pd.
Oggi, per gli stessi motivi che mi portano a considerare un errore molto grave ciò che è avvenuto quest’estate, penso che erigere barricate contro l’ipotesi di una candidatura della Cancellieri non solo possa trasformarsi in un pericoloso boomerang, ma può rivelarsi un danno per la città.
Capisco che qui scatta l’orgoglio di un partito e di uno schieramento che ha scelto il proprio candidato con metodo delle primarie, ma Bologna ed il suo futuro sono più importanti!
E se la Cancellieri dovesse proporsi -come penso farebbe- come vero candidato civico, sarebbe stupido da parte nostra dipingerla come espressione della sola parte politica avversa.
Sarebbe un gradito regalo per la destra bolognese, che acquisirebbe così le probabilità di una vittoria altrimenti impossibile!
In fondo non è proprio il Pd (o anche il Pd) ad invocare un governo di responsabilità per l’Italia?
Perché allora non ragionare sul fatto che qui, a Bologna, la signora Cancellieri è persona che ha la condizione per scombinare le carte di un immobilismo che ha portato la città sulla soglia di una criticità molto forte, sotto il profilo economico, quello produttivo e del lavoro, quello sociale e culturale, nonché della identità futura del territorio e delle sue funzioni che va costruita con la responsabilità e l’ampia condivisione di tutti.
Criticità, queste, che minano pericolosamente anche il senso di comunità dei bolognesi.
Con le barricate non si affrontano questi aspetti, che stanno invece alla base della coesione sociale e dello sviluppo futuro che vogliamo dare a Bologna.
O si è nella condizione di tornare, da parte del centrosinistra, su un’ipotesi civica altrettanto forte quale parrebbe essere quella all’orizzonte in questo momento, oppure meglio cambiare atteggiamento.
Se i partiti fossero dotati della giusta dose di umiltà e di forte senso di responsabilità, rifletterebbero diversamente da come stanno facendo.
E potrebbero scorgere in questa candidatura la possibilità di contribuire in modo utile ed importante ad impostare la progettazione strategica della Bologna dei prossimi trent’anni in un contesto di collaborazione altrimenti complicata, visto il clima politico di questi anni.
Avendo oltretutto la possibilità di ripensarsi profondamente anche sotto il profilo del rapporto tra la politica e i cittadini.
E tra cinque anni ripresentarsi agli elettori con un potenziale strategico e di qualità competitiva decisamente più elevato di quello odierno.

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