mercoledì 4 maggio 2011

Quarantanove “orfanelli” chiamati Civis e una classe politica “inadatta” a governare


A Bologna una cosa è assolutamente certa: se qualcuno calcolasse e rendesse finalmente pubblico quanto denaro della collettività è stato gettato al vento dalla seconda metà degli anni ’80 ad oggi per la elaborazione di progetti che però non hanno mai visto nascere nulla di materialmente percepibile dai cittadini, questi ultimi si attrezzerebbero per organizzare -se non una vera e propria rivoluzione- quanto meno una colossale pedata nel sedere a tutta la classe politica della città.
Ne elenco solo alcuni, di questi progetti, limitandomi a restare nel recinto di quelli elaborati per “risolvere” -si fa per dire!- i problemi della mobilità cittadina.
Tra la fine degli anni ’80 ed i primissimi anni ’90, si discuteva e si progettava un organico e capillare sistema di Metropolitana Leggera di Superficie quale pezzo forte di un Piano Traffico denominato Winkler (dal nome del consulente tecnico, tedesco).
Un sistema di trasporto veloce di massa che avrebbe dovuto collegare alcuni tra i principali comuni della cintura bolognese, le principali infrastrutture presenti nel territorio e le periferie cittadine con il centro di Bologna.
Gran bel progetto, costato molti soldi. Parliamo di miliardi di lire.
Solo che all’inizio degli anni ’90 arriva una nuova Giunta al Comune e un nuovo, anzi una nuova assessora alla mobilità alla quale non piace la metropolitana. Le piace di più il Tram !
E allora via, il progetto di metropolitana leggera finisce nel cestino e si parte con un nuovo piano del traffico. Il piano Husler (nome del nuovo consulente, svizzero) che disegna il tracciato della tranvia cittadina. Altri soldi dei cittadini, sempre sull’ordine dei miliardi di lire.
Nel frattempo che la discussione prosegue arriva il ’99 e a Bologna succede un evento clamoroso, storico venne definito. Dopo cinquanta anni cambia la maggioranza politica alla guida della città!
Quel tram non va più bene, però anche per ragioni di ordine tecnico non solo politiche.
Sta di fatto che nasce un nuovo progetto, tecnologicamente innovativo, si dice; questi prevede la adozione di un sistema misto tra un mezzo a guida ottica su gomma -il Civis-  ed una metropolitana interrata. Ovviamente altri soldi per questo progetto e nemmeno così pochi!
In questo caso parliamo già di euro.
A pochissimi mesi dalla fine del mandato amministrativo, siamo alla primavera 2004, si firma il contratto di fornitura per l’acquisto dei nuovi mezzi. Quarantanove filobus (che saranno anche pezzi unici, perché quella fornitura resterà l’unica al mondo!) di nome Civis.
Nel periodo giugno/luglio 2004 si insediano una nuova maggioranza ed una nuova Giunta che, come da copione, cambieranno di nuovo il progetto ereditato da chi c’era prima. E per questo si spendono altri soldi della collettività, naturalmente!
Però questa volta partono anche i lavori, i cantieri del Civis. Prima a San Lazzaro e, dal 2008, a Bologna.
Cantieri che si aprono e, a lavori ampiamente avviati, vengono sistematicamente bloccati dalla Soprintendenza ai Beni artistici e Architettonici che diniega le necessarie autorizzazioni. E non una sola volta, è un continuo stop and go.  Un vero delirio!
Oggi, in questa nuova campagna elettorale, andiamo a scoprire che anche questo progetto non lo vuole più nessuno. Proprio nessuno!
Indistintamente, da quelli che l’hanno pensato e voluto tra il ’99 e il 2004 a quelli che l’hanno modificato e cantierato successivamente.
Sarebbe doveroso, a questo punto, far conoscere ai bolognesi a quanto ammonta la spesa complessiva sostenuta dalla collettività in tutti questi anni -sino ad oggi- per progetti che, rivelandosi o inutili o sbagliati, sono finiti tutti nello stesso luogo: il cestino!
Ciascuno ne trarrebbe facilmente, credo, una doppia morale: a) il Civis, abbandonato da tutti, è divenuto suo malgrado un povero orfanello destinato a restare tale sino alla fine dei suoi giorni;  b) più seriamente, ne uscirebbe un quadretto di amministratori che manovrano/spendono il danaro pubblico in totale assenza di responsabilità e senza quel giusto timore che dovrebbe accompagnare, sempre, l’uso di soldi che appartengono alla collettività.
Conclusione: emergerebbe con desolante chiarezza l’idea di una classe politica totalmente e complessivamente  “inadatta” a governare!  In compenso, però, parecchio costosa…..   

Dopo il 25 aprile 2011…in attesa di quello del prossimo anno!


Da diversi anni la Festa di Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista è sottoposta a tentativi strumentali di revisione del proprio significato storico e morale.
La destra berlusconiana -che include anche quella componente politica che non ha mai abiurato sino in fondo la nefasta esperienza del ventennio fascista italiano- sta ripetutamente cercando di inculcare nella memoria di quella ricorrenza due concetti: a) l’idea che tutti i caduti di quella che tra l’8 settembre ’43 e il 25 aprile ‘45 fu anche guerra civile per la liberazione, abbiano combattuto e siano morti per una causa giusta e rispettabile; b) che la ricorrenza del 25 aprile, più che un valore storico fondamentale per la nostra democrazia repubblicana, rappresenti una data cara solo alla sinistra.
Nulla di più sbagliato per almeno tre motivi: 1) in generale la Resitenza ha rappresentato un evento essenziale di ribellione popolare e di aiuto anche alle azioni di guerra delle stesse forze alleate; 2) la lotta partigiana fu sostenuta e svolta da tutte le componenti culturali antifasciste, comprese quelle più moderate e anticomuniste; 3) senza il contributo della lotta di Resistenza l’Italia, anche in termini di significato culturale, non sarebbe probabilmente arrivata a dotarsi di quella forma di democrazia repubblicana e parlamentare della quale, per fortuna, disponiamo ancora oggi.
A Bologna l’On. Garagnani ha ribadito -in buona sostanza- che la ricorrenza del 25 Aprile è una “farsa” che andrebbe abolita perchè, invece, la vera festa di liberazione da ricordare dovrebbe essere quella del 18 aprile 1948. Liberazione dal comunismo, sostiene.
Un’affermazione che, se non fosse perchè offensiva verso un intero popolo, risulterebbe comica!
Invece è purtroppo culturalmente tragica perché per evidenziare la volontà e i tentativi che dopo il 25 aprile caratterizzarono le azioni di una parte degli ex resistenti per collocare l’Italia nell’orbita di influenza comunista, vorrebbe rimuovere dalla memoria degli italiani oltre vent’anni di dittatura fascista e quasi due di occupazione, deportazioni e stermini nazi-fascisti. 
Il 25 aprile rappresenta invece una ricorrenza che nessun sincero e convinto assertore della democrazia può sognarsi di adombrare con affermazioni finalizzate alla rimozione storica e ad alimentare sentimenti di divisione e rancore.
Ogni tentativo in tal senso va considerato moralmente criminale.
Non troverei neppure giusti, però, certi tentativi della sinistra -come quello avanzato dal candidato sindaco del Pd, Merola- di ampliarne ed internazionalizzarne il significato senza prima aver portato piena luce sulle pagine ancora sconosciute ai più! Risulterebbe infatti un modo per passare oltre, per non svelare compiutamente tutte le verità e le responsabilità politico-morali e storiche legate a quella fase del periodo bellico ed ai tre anni successivi.
Perché è innegabile che una parte dei combattenti partigiani comunisti coltivava per il nostro Paese l’orizzonte del socialismo reale. Ed è appurato che una parte di questi non depose affatto le armi dopo il 25 aprile del ’45.
C’è una guerra -solo in parte documentata e raccontata da Giampaolo Pansa- che è ancora sconosciuta alla storia. Una guerra mossa da un movente biecamente ideologico e, comunque, assai cruenta.
Una guerra che dopo il 25 aprile ha visto giustiziare molti “repubblichini”, anche a Bologna. In Via Irnerio a due passi da Porta Zamboni, per esempio!
Ma che ha visto cadere, come vittime, anche tanti ex combattenti per la libertà di orientamento politico, culturale o di fede diversi da quello comunista.
È certamente sbagliato sovrapporre questa “guerra” ai valori ed al significato della Resistenza ma, oggi, sarebbe altrettanto sbagliato mantenere il silenzio ed una spessa cortina di nebbia sulle responsabilità e gli errori che portarono a tali tragici avvenimenti.
Oggi nel mondo sono cadute le barriere ideologiche e, nella sinistra italiana non c’è più il Partito Comunista. Oggi c’è il Partito Democratico.
Dovrebbe essere interesse di questo partito e della stessa ANPI squarciare il velo del silenzio e portare in luce la piena verità su tutto quel periodo.
Questa sarebbe la vera innovazione necessaria al modo di celebrare la Festa di Liberazione! Aiuterebbe il definitivo compimento del processo di pacificazione e di democratizzazione del nostro Paese. 
Non solo, costituirebbe un atto di verità con effetti straordinariamente efficaci verso la neutralizzazione di ogni forma e/o tentativo di revisionismo storico in merito a ruolo, significato e valori della Lotta di Resistenza.
Soprattutto rappresenterebbe un atto di onestà verso le generazioni successive a quei periodi, che hanno il diritto di conoscere correttamente tutta la verità sulla storia recente del loro Paese.
Una corretta conoscenza da fornire anche in quanto antidoto contro le incombenti distorsioni del pensiero democratico che da tempo vagheggiano e si manifestano in più di un settore della nostra vita politica e sociale.