mercoledì 4 maggio 2011

Dopo il 25 aprile 2011…in attesa di quello del prossimo anno!


Da diversi anni la Festa di Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista è sottoposta a tentativi strumentali di revisione del proprio significato storico e morale.
La destra berlusconiana -che include anche quella componente politica che non ha mai abiurato sino in fondo la nefasta esperienza del ventennio fascista italiano- sta ripetutamente cercando di inculcare nella memoria di quella ricorrenza due concetti: a) l’idea che tutti i caduti di quella che tra l’8 settembre ’43 e il 25 aprile ‘45 fu anche guerra civile per la liberazione, abbiano combattuto e siano morti per una causa giusta e rispettabile; b) che la ricorrenza del 25 aprile, più che un valore storico fondamentale per la nostra democrazia repubblicana, rappresenti una data cara solo alla sinistra.
Nulla di più sbagliato per almeno tre motivi: 1) in generale la Resitenza ha rappresentato un evento essenziale di ribellione popolare e di aiuto anche alle azioni di guerra delle stesse forze alleate; 2) la lotta partigiana fu sostenuta e svolta da tutte le componenti culturali antifasciste, comprese quelle più moderate e anticomuniste; 3) senza il contributo della lotta di Resistenza l’Italia, anche in termini di significato culturale, non sarebbe probabilmente arrivata a dotarsi di quella forma di democrazia repubblicana e parlamentare della quale, per fortuna, disponiamo ancora oggi.
A Bologna l’On. Garagnani ha ribadito -in buona sostanza- che la ricorrenza del 25 Aprile è una “farsa” che andrebbe abolita perchè, invece, la vera festa di liberazione da ricordare dovrebbe essere quella del 18 aprile 1948. Liberazione dal comunismo, sostiene.
Un’affermazione che, se non fosse perchè offensiva verso un intero popolo, risulterebbe comica!
Invece è purtroppo culturalmente tragica perché per evidenziare la volontà e i tentativi che dopo il 25 aprile caratterizzarono le azioni di una parte degli ex resistenti per collocare l’Italia nell’orbita di influenza comunista, vorrebbe rimuovere dalla memoria degli italiani oltre vent’anni di dittatura fascista e quasi due di occupazione, deportazioni e stermini nazi-fascisti. 
Il 25 aprile rappresenta invece una ricorrenza che nessun sincero e convinto assertore della democrazia può sognarsi di adombrare con affermazioni finalizzate alla rimozione storica e ad alimentare sentimenti di divisione e rancore.
Ogni tentativo in tal senso va considerato moralmente criminale.
Non troverei neppure giusti, però, certi tentativi della sinistra -come quello avanzato dal candidato sindaco del Pd, Merola- di ampliarne ed internazionalizzarne il significato senza prima aver portato piena luce sulle pagine ancora sconosciute ai più! Risulterebbe infatti un modo per passare oltre, per non svelare compiutamente tutte le verità e le responsabilità politico-morali e storiche legate a quella fase del periodo bellico ed ai tre anni successivi.
Perché è innegabile che una parte dei combattenti partigiani comunisti coltivava per il nostro Paese l’orizzonte del socialismo reale. Ed è appurato che una parte di questi non depose affatto le armi dopo il 25 aprile del ’45.
C’è una guerra -solo in parte documentata e raccontata da Giampaolo Pansa- che è ancora sconosciuta alla storia. Una guerra mossa da un movente biecamente ideologico e, comunque, assai cruenta.
Una guerra che dopo il 25 aprile ha visto giustiziare molti “repubblichini”, anche a Bologna. In Via Irnerio a due passi da Porta Zamboni, per esempio!
Ma che ha visto cadere, come vittime, anche tanti ex combattenti per la libertà di orientamento politico, culturale o di fede diversi da quello comunista.
È certamente sbagliato sovrapporre questa “guerra” ai valori ed al significato della Resistenza ma, oggi, sarebbe altrettanto sbagliato mantenere il silenzio ed una spessa cortina di nebbia sulle responsabilità e gli errori che portarono a tali tragici avvenimenti.
Oggi nel mondo sono cadute le barriere ideologiche e, nella sinistra italiana non c’è più il Partito Comunista. Oggi c’è il Partito Democratico.
Dovrebbe essere interesse di questo partito e della stessa ANPI squarciare il velo del silenzio e portare in luce la piena verità su tutto quel periodo.
Questa sarebbe la vera innovazione necessaria al modo di celebrare la Festa di Liberazione! Aiuterebbe il definitivo compimento del processo di pacificazione e di democratizzazione del nostro Paese. 
Non solo, costituirebbe un atto di verità con effetti straordinariamente efficaci verso la neutralizzazione di ogni forma e/o tentativo di revisionismo storico in merito a ruolo, significato e valori della Lotta di Resistenza.
Soprattutto rappresenterebbe un atto di onestà verso le generazioni successive a quei periodi, che hanno il diritto di conoscere correttamente tutta la verità sulla storia recente del loro Paese.
Una corretta conoscenza da fornire anche in quanto antidoto contro le incombenti distorsioni del pensiero democratico che da tempo vagheggiano e si manifestano in più di un settore della nostra vita politica e sociale.

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