A Bologna una cosa è assolutamente certa: se qualcuno calcolasse e rendesse finalmente pubblico quanto denaro della collettività è stato gettato al vento dalla seconda metà degli anni ’80 ad oggi per la elaborazione di progetti che però non hanno mai visto nascere nulla di materialmente percepibile dai cittadini, questi ultimi si attrezzerebbero per organizzare -se non una vera e propria rivoluzione- quanto meno una colossale pedata nel sedere a tutta la classe politica della città.
Ne elenco solo alcuni, di questi progetti, limitandomi a restare nel recinto di quelli elaborati per “risolvere” -si fa per dire!- i problemi della mobilità cittadina.
Tra la fine degli anni ’80 ed i primissimi anni ’90, si discuteva e si progettava un organico e capillare sistema di Metropolitana Leggera di Superficie quale pezzo forte di un Piano Traffico denominato Winkler (dal nome del consulente tecnico, tedesco).
Un sistema di trasporto veloce di massa che avrebbe dovuto collegare alcuni tra i principali comuni della cintura bolognese, le principali infrastrutture presenti nel territorio e le periferie cittadine con il centro di Bologna.
Gran bel progetto, costato molti soldi. Parliamo di miliardi di lire.
Solo che all’inizio degli anni ’90 arriva una nuova Giunta al Comune e un nuovo, anzi una nuova assessora alla mobilità alla quale non piace la metropolitana. Le piace di più il Tram !
E allora via, il progetto di metropolitana leggera finisce nel cestino e si parte con un nuovo piano del traffico. Il piano Husler (nome del nuovo consulente, svizzero) che disegna il tracciato della tranvia cittadina. Altri soldi dei cittadini, sempre sull’ordine dei miliardi di lire.
Nel frattempo che la discussione prosegue arriva il ’99 e a Bologna succede un evento clamoroso, storico venne definito. Dopo cinquanta anni cambia la maggioranza politica alla guida della città!
Quel tram non va più bene, però anche per ragioni di ordine tecnico non solo politiche.
Sta di fatto che nasce un nuovo progetto, tecnologicamente innovativo, si dice; questi prevede la adozione di un sistema misto tra un mezzo a guida ottica su gomma -il Civis- ed una metropolitana interrata. Ovviamente altri soldi per questo progetto e nemmeno così pochi!
In questo caso parliamo già di euro.
A pochissimi mesi dalla fine del mandato amministrativo, siamo alla primavera 2004, si firma il contratto di fornitura per l’acquisto dei nuovi mezzi. Quarantanove filobus (che saranno anche pezzi unici, perché quella fornitura resterà l’unica al mondo!) di nome Civis.
Nel periodo giugno/luglio 2004 si insediano una nuova maggioranza ed una nuova Giunta che, come da copione, cambieranno di nuovo il progetto ereditato da chi c’era prima. E per questo si spendono altri soldi della collettività, naturalmente!
Però questa volta partono anche i lavori, i cantieri del Civis. Prima a San Lazzaro e, dal 2008, a Bologna.
Cantieri che si aprono e, a lavori ampiamente avviati, vengono sistematicamente bloccati dalla Soprintendenza ai Beni artistici e Architettonici che diniega le necessarie autorizzazioni. E non una sola volta, è un continuo stop and go. Un vero delirio!
Oggi, in questa nuova campagna elettorale, andiamo a scoprire che anche questo progetto non lo vuole più nessuno. Proprio nessuno!
Indistintamente, da quelli che l’hanno pensato e voluto tra il ’99 e il 2004 a quelli che l’hanno modificato e cantierato successivamente.
Sarebbe doveroso, a questo punto, far conoscere ai bolognesi a quanto ammonta la spesa complessiva sostenuta dalla collettività in tutti questi anni -sino ad oggi- per progetti che, rivelandosi o inutili o sbagliati, sono finiti tutti nello stesso luogo: il cestino!
Ciascuno ne trarrebbe facilmente, credo, una doppia morale: a) il Civis, abbandonato da tutti, è divenuto suo malgrado un povero orfanello destinato a restare tale sino alla fine dei suoi giorni; b) più seriamente, ne uscirebbe un quadretto di amministratori che manovrano/spendono il danaro pubblico in totale assenza di responsabilità e senza quel giusto timore che dovrebbe accompagnare, sempre, l’uso di soldi che appartengono alla collettività.
Conclusione: emergerebbe con desolante chiarezza l’idea di una classe politica totalmente e complessivamente “inadatta” a governare! In compenso, però, parecchio costosa…..

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