martedì 19 gennaio 2010

Inchiesta: uno sguardo…oltre la mera legittimità.

Quanto sta emergendo dall’inchiesta in corso a Bologna, che vede al centro il Sindaco e la sua ex fidanzata, pone alcuni elementi di riflessione molto delicati sull’etica e la cultura che caratterizzano gli stili di vita di questo nostro tempo.
Ciò che colpisce non sono le scarne e tutte da verificare indiscrezioni che trapelano dall’inchiesta, ma ciò che, proprio il Sindaco, scrive a sua discolpa.
Primo, da giorni va ripetendo con ossessiva insistenza di essere perfettamente in grado di dimostrare di non aver mai fatto uso, durante le missioni, di denaro pubblico per fini personali.
Il ché, però, non equivale al dire di aver coperto le spese private con soldi propri.
Infatti, sembra, pagavano gli sponsor!
Secondo, ieri ha messo per iscritto di avere avuto in uso il bancomat di un suo caro amico e di averlo poi dato alla sua (oggi non più) fidanzata.
La quale a sua volta dichiara di averlo utilizzato dal 2004 al 2008 spendendo tra i cinquecento ed i mille euro ogni mese.
Per oltre quattro anni!
Come è possibile classificare una tale ammissione?
Di certo il comunicato emesso dal Sindaco ieri sera certifica una disinvoltura -peraltro sussurrata da tempo a Bologna- che non si addice a chi è chiamato a ricoprire ruoli di rappresentanza politica e/o importanti incarichi istituzionali.
Disinvoltura, attenzione, non significa affatto illegalità!
L’accertamento di eventuali illeciti è il compito dei magistrati che stanno lavorando e, sino al termine dell’inchiesta, nessuno può permettersi di anticipare verdetti accusatori.
Questa è una garanzia costituzionale che dovremmo assicurare a tutti, sempre!
Ma il garantismo costituzionale non contempla l’ipocrisia.
Allora, fuori da ogni ipocrisia, mentre ci auguriamo che tutto venga chiarito nel migliore dei modi e senza conseguenze giudiziarie per alcuno, non possiamo non considerare che sotto il profilo etico certi disinvolti comportamenti non sono meno gravi di un’infrazione della legge.
E ancor di più se ciò riguarda un autorevole esponente istituzionale del PD, perché così si uccide, in milioni di persone, quella illusione di diversità morale che si è voluto mettere alla base delle ragioni fondanti del nuovo partito.
E per risarcire questa forma di “reato”, temo, non basterà più nemmeno la pur auspicabile conclusione positiva dell’inchiesta.

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